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MONSIEUR JENATZY, LEGGENDA ELETTRICA

1899. Ultimo anno del secolo decimo nono. Anno di pubblicazione del libro L’Interpretazione dei Sogni di Sigmund Freud. Viene fondato l’AC Milan. Siamo nel pieno della Belle Époque. Gli inventori fanno scoperte nuove ogni giorno. Guglielmo Marconi proietta fasci elettromagnetici alla società degli elettricisti di Londra. E in attesa che i fratelli Wright portino l’uomo tra le nuvole, i piloti più spericolati si sfidano in gare per superare quelle che erano fino allora le irraggiungibili barriere della velocità.

Il 29 aprile del 1899 il pilota belga Camille Jenatzy, soprannominato il Diavolo Rosso, fronteggia il francese Gaston de Chasseloup-Laubat. Non è la prima volta che si sfidano. Il giornale francese La France Automobile aveva già indetto diverse manifestazioni automobilistiche per sancire la supremazia del migliore tipo di motore: quello elettrico contro quello a combustione. La performance sarebbe stata valutata in base alla velocità. Dopo molti degli incontri di questi protofuturisti delle quattro ruote, il 29 aprile, la soglia più importante viene infranta.

Il supersonico bolide si chiama La Jamais Contente. Un siluro per forma e intenzione. Come un Jonathan Livingston meccanizzato, Camille Jenatzy l’ha portato oltre ilmuro dei 100 km/h. Un grande passo, sia per l’uomo che l’ha fatto che per l’umanità. Era il 1899. E la macchina più veloce al mondo, gioiello della tecnologia del tempo, era elettrica.

In quegli anni la diatriba tra auto elettrica e termica era ancora lontana dall’essere risolta. Basti pensare che nel 1900 il 38% delle auto negli Stati Uniti era elettrica. La situazione cambia drasticamente negli anni 10, con l’invenzione del motorino di avviamento per motori a combustioni e l’entrata in guerra delle maggiori potenze mondiali, che dovevano investire in motori in grado di essere ricaricati all’istante per andare all’assalto.

È passato oltre un secolo dal clamoroso successo di monsieur Jenatzy. Dopo essere rimasto sepolto per molti anni, le più grandi case automobilistiche si ritrovano a fare i conti con la scelta che fecero un tempo. E la stanno rivedendo. Nel 1900 il 38% delle auto negli Stati Uniti era elettrica. Oggi sono meno dell’1%. Bisogna recuperare.

Jacopo Ferro

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