L’EGG & CHICKEN PROBLEM DELLE AUTO ELETTRICHE

È così che gli Americani chiamano un problema antico quanto la domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?”. La grande differenza tra la domanda in italiano e il costrutto linguistico anglosassone è che quest’ultimo è utilizzato in uno specifico ambito di riferimento: quello business. Questo dilemma non riguarda scienziati e filosofi, ma analisti di mercato, manager, investitori e squali della finanza.

PRIMA L’AUTO ELETTRICA O LA COLONNINA?

Facciamo un breve salto indietro. Da un paio d’anni ormai, le proiezioni sull’utilizzo di vetture elettriche sono cresciute enormemente. Gli istituti di ricerca, le aziende che fabbricano auto e persino le multinazionali del petrolio sono sempre più convinte che il futuro della mobilità sarà elettrico. Infatti, l’abbassamento dei costi per le batterie al litio e gli incentivi statali stanno avendo un grande impatto su una tecnologia che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza. La questione ipotetica come “potranno i veicoli elettrici diventare mai una realtà affermata?” è diventata una domanda di natura temporale, “quando lo diventeranno?”.

Il cambio di paradigma che stiamo vivendo, la grande inversione di marcia dal termico all’elettrico, rappresenta una rivoluzione che avrà come risultato una netta riduzione delle emissioni di CO2, con un impatto benefico per la salute e il benessere della società. Il cambiamento ambientale dovrà seguirne un altro, che prevede sicuramente più capitali e soprattutto maggior fiducia verso la nuova tecnologia, poiché dovrà cambiare il sistema di infrastrutture dedicato alla mobilità.

Per rispondere alle esigenze dei nuovi mezzi di trasporto, è necessaria una rete capillarmente diffusa di stazioni di ricarica elettriche, tante quante oggi se ne possono vedere di rifornimento di benzina per i veicoli termici. Più crescerà il numero delle auto elettriche, più si avrà bisogno di postazioni di ricarica. Ed è qui che incontriamo il nostro “egg & chicken dilemma”.

Oggi le macchine elettriche sono ancora poche, e gli investitori sono cauti nell’installare nuove infrastrutture di ricarica perché temono che rimangano sotto sfruttate. Tuttavia, finchè non ci sarà un numero adeguato di stazioni di ricarica, le persone saranno restie a comprare un’auto elettrica per paura di non sapere dove ricaricarla. Insomma mancano le auto per investire nelle colonnine, e le colonnine per comprare le auto: un circolo vizioso da cui sembra difficile uscire.

A prendere il toro per le corna sono le aziende fornitrici di energia e le compagnie petrolifere: le prime controllano le infrastrutture elettriche e hanno il compito di fornire accesso di ricarica alla società, le seconde possiedono migliaia di stazioni di rifornimento tradizionali che rischiano di diventare tecnologicamente obsolete entro pochi anni.

L’interesse verso i nuovi orizzonti di servizio che si stanno aprendo è evidente, e l’acquisizione di startup che stanno sviluppando tecnologia nel settore piuttosto che la creazione di spin-off e newco (abbreviazione di new company) è un trend che sta attirando sempre più interesse.

Un esempio è la joint venture tra ReFeel e Building Energy, due multinazionali italiane che operano nel settore delle rinnovabili. Dalla loro unione è nata ad aprile ReFeel eMobility, newco che ha come missione quella di diventare il punto di riferimento della mobilità elettrica in Italia e in Europa.  Il suo primo obiettivo è portare le colonnine di ricarica insieme alle auto elettriche nelle aziende, per offrire un servizio di car sharing ai dipendenti. Al famoso dilemma con cui abbiamo inziato l’articolo “è arrivata prima l’auto, o la colonnina?”, ReFeel risponde con un servizio verticale integrato, e taglia il nodo gordiano integrando nell’offerta il pacchetto completo.

Fonte: https://www.greentechmedia.com/articles/read/the-next-big-obstacle-for-electric-vehicles-charging-infrastructure#gs.6b0kahI

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